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Sono lieto di poter presentare l’opera di Alfred Milot Mirashi, artista albanese ormai affermato, che ha potuto trasmettere, attraverso la sua arte ed il suo talento, la cultura e le tradizioni del proprio paese, valori e virtù di una società albanese ormai aperta, civilizzata capace di vivere in armonia e in pace con le altre culture della regione Balcanica, aspirando insieme a fare parte dell’Europa unita.
L’opera di Milot “PASSEPARTOUT” ha una valenza simbolica importante ed incisiva: una chiave arrugginita e distorta ha perso il suo uso più proprio, essa non serve più ad aprire quelle porte che oggigiorno mettono in comunicazione le culture favorendo fra loro lo scambio. Oggi infatti le porte della comunicazione culturale, artistica, umana e della relazione tra gli stati e le istituzioni sono aperte più che mai. E se qualche porta non è ancora stata aperta, presto si spalancherà attraverso il dialogo, la comprensione e il desiderio di stare insieme.
Questo messaggio arriva da un artista proveniente dal mio paese, l’Albania, che in soli venti anni di democrazia è stato trasformato profondamente, superando quello stato di totale isolamento, con porte chiuse da tutte le direzioni, in una democrazia aperta, funzionale e con liberi cittadini che si relazionano con quelli del resto del mondo, in particolar modo

Llesh Kola
Ambasciatore della Repubblica
di Albania in Italia

ALFRED MILOT MIRASHI
Passepartout

Il lavoro di Alfred Milot Mirashi è quello di un artista profondamente appassionato. Oserei dire che primaria nella sua opera è l’esigenza di comunicare, tanto che il creare connessioni e punti di scambio sono le chiavi di lettura che meglio si possono applicare al suo lavoro. Del resto la chiave, tema così spesso ricorrente nelle opere di Alfred, è l’emblema-oggetto della possibilità o meno di aprire, il veicolo attraverso cui compiere un allargamento di confini. In questo caso si tratta di aprire non più una porta reale, quanto di abbattere, una volta per tutte, quegli ostacoli che impediscono una reale e sincera connettività tra persone e culture diverse. Le chiavi solitamente si usano per chiudere, per far si che qualcosa resti dentro o che si protegga quello che è contenuto al di là di una porta. Alfred le presenta distorte, attribuendo loro una forma che le rende ormai inutilizzabili. Il messaggio è diretto, colpisce e veicola il punto nodale del suo lavoro. Le chiavi non si devono più usare perché oggi come mai prima c’è bisogno di comunicare, di entrare in rapporto diretto col prossimo, di instaurare legami e creare apertura. Una chiave spezzata è uno strumento teoricamente inutile, ebbene nell’accezione attribuita da Milot diviene il più utile di tutti. L’istallazione presentata a La Corte Arte Contemporanea vuole essere di augurio alla possibilità di aprire quelle porte ancora chiuse e di superare le barriere verso quello che spesso è sentito come diverso e quindi ostile. Milot in prima persona ha vissuto e sperimentato cosa voglia dire l’incontro tra culture così vicine eppure a volte così distanti, come quella albanese e quella italiana. La sua opera è infatti il frutto del suo peregrinare, del suo esplorare il mondo con occhi sempre nuovi e curiosi. Nei lavori oggi esposti si riscontra tutta la vivacità di un artista desideroso di conoscere e di esplorare nuovi sapori, nuove culture, nuovi odori, nuovi mondi. È qui che si trova la passione. In questo suo continuo confrontarsi, l’apertura appunto. Due sono i punti di forza dei lavori presentati a La Corte Arte Contemporanea; da una parte, il desiderio di aprirsi verso un nuovo che non per forza si deve cercare in elementi a noi estranei. Ed ecco che affiorano dalla Venere e dai dipinti tutti i segnali della cultura mediterranea. Il sapore classico delle sculture greche, i colori e la luce fanno da richiamo alla mediterraneità che ha dato luogo all’imprinting culturale di Alfred. Dall’altra parte queste opere hanno la capacità di trasmettere e veicolare l’entusiasmo che le ha generate. Passepartout appunto, la chiave che apre ogni porta.

Carolina Orlandini