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Corrado Agricola
Clandestino

Clandestino di Corrado Agricola è quello che si suol definire un lavoro potente. Potente nelle forme e nei modi, potente nel messaggio.
Quello di Agricola, come afferma lui stesso, “è un omaggio a tutti gli uomini, donne e bambini che hanno compiuto questo viaggio alla ricerca di un futuro migliore”.
Corrado Agricola lavora site-specific, adattando il progetto Clandestino allo spazio che lo ospita, in questo caso La Corte Arte Contemporanea, per renderlo un ambiente d'interazione, ospitale, permeato di segni di una cultura lontana e il più delle volte fraintesa, proprio perché diversa.
Clandestino nasce infatti dalla riflessione su come viene recepito il fenomeno dell'immigrazione clandestina: la percezione che ne abbiamo non è quasi mai diretta, la nostra conoscenza di quella drammatica realtà ci arriva attraverso i media nel suo aspetto più scomodo.
“Gli sbarchi di clandestini si susseguono giorno dopo giorno turbando la nostra tranquillità (apparente) e creando un disturbo. Incontrando un clandestino, un immigrato, possiamo avere il desiderio di aiutarlo o di mandarlo via. Ma per un attimo pensate al suo viaggio e capirete cosa ha dovuto fare per arrivare nel nostro paese. Quando ho affrontato questo mio nuovo lavoro ho immaginato uno spazio vuoto, una casa, delle stanze dove depositare le tracce di un viaggio di un clandestino che raccontassero un po' di lui e del suo mondo.”
Ed ecco che l'idea si concretizza nel momento in cui nella spiaggia di Marianelli (Noto), la sera del 7 agosto 2011, arrivò un barcone di 15 metri proveniente dall'Egitto con 42 persone di cui 10 minorenni, rintracciate e dalle forze dell'ordine e condotte nei centri di accoglienza.
“Il barcone rimasto arenato in spiaggia per settimane, lacerato e scomposto dalle onde, è stato isolato, i suoi numerosi pezzi recintati in aree interdette sulla spiaggia, esattamente come le persone che vi erano a bordo: distanza di sicurezza, per garantire l'incolumità dei bagnanti. Il barcone in spiaggia diventa un'attrazione turistica, dove scattare foto ricordo e magari farci un salto dentro per sentirsi parte di un pezzo di storia contemporanea.”
Agricola parte da quello che per molti rimane solo un mero fatto di cronaca e gli dà voce, corpo e anima, creando Clandestino. Alla base del lavoro vi è la ricerca di un testo che contenesse in sé le tracce della parola viaggio o dell'idea del viaggio in un contesto di tradizione. Lo scritto che riporta in mostra è la spiegazione di come eseguire in forma ridotta le cinque preghiere rituali (salat) giornaliere durante un viaggio. Se per esempio una preghiera contiene quattro raka'at (posizioni), si riduce a solo due per agevolare le persone in viaggio.
“Volevo lasciare la sensazione di un coro di voci, ma delle quali non puoi sentire il suono. Muto. Solo segni di una grafia che molti di noi non possono pronunciare. Dunque l'impossibilità di far proprio un pensiero scritto: la stessa cosa che sicuramente vivono i clandestini quando entrano in un paese straniero. Il secondo testo in arabo, inserito nel contesto del lavoro, non è propriamente una preghiera ma una richiesta di aiuto un'invocazione. L'islam distingue tra salat, le preghiere rituali quotidiane, da recitarsi in determinati ore prescritte, e varie forme di preghiera libera, privata e personale.”
Tutto il bene è nell'invocazione (dhikr) di Dio che ha detto: “Per gli uomini e le donne che invocano incessantemente Dio, egli ha preparato il perdono e una ricompensa immensa” (Cor., XXXIII, 35). Il musulmano, benchè clandestino, porta con sè l'obbligo dell'invocazione di Dio.

Clandestino

Clandestino di Corrado Agricola, presentato per la prima volta a Siracusa nel 2011 nella house gallery Filisto251, è un’opera melodiosa. Non è un azzardo definirla così. Una sorta di segreto musicale la attraversa, un richiamo per non dimenticare (il me am?l?s?te del Fedone di Platone). Un ripetuto melodiare che dice-il-vero affermando, nonostante la drammaticità della situazione da cui l’opera nasce, il principio della bellezza dell’esistenza. Cos’altro non è prendersi cura delle altrui esistenze se non preoccuparsene (melei moi). Bisogna che vi sia un luogo di emergenza della verità e bisogna che in questo luogo l'emergenza della verità venga tenuta lontana dalle componenti ingannevoli. Dai luoghi comuni. Corrado Agricola, identificandosi con quegli uomini, donne, bambini, sbarcati il 7 agosto sulla spiaggia di Noto con le loro misere buste di plastica per valigia, dichiara: io son quell'uomo, io soffro, io mi trovavo lì (Whitman, Song of my self). È il clandestino inseguito che s’accascia nella fuga, si lascia cadere contro lo steccato, ansimante, madido di sudore. Clandestino è un’opera che benchè poggi su un fatto di cronaca non si esaurisce in esso: lo sublima in una costruzione ardita a partire dalla ripetizione vertiginosa della preghiera rituale da viaggio. In questo ricorda le grandi costruzioni e decorazioni del mondo arabo.

Aldo Taranto