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ONGAKUAW & LUCIA BALDINI
Spacetime Extensions (Study # 2)

Spacetime Extensions (Study # 2) è parte di un progetto di largo respiro ispirato al tema e all’indagine del rapporto fra arte e tecnologia. Circuiti di silicio e chip sono alla base di questa ricerca che Ongakuaw e Lucia Baldini affrontano, come moderni esploratori, setacciando l’ambiente visivo e sonoro offerto dai più comuni dispositivi elettronici moderni, oggetti entrati a far parte della nostra vita quotidiana come computers, telefonini ed altri elettrodomestici, strumenti tecnologici che aiutano, o a volte complicano, il nostro rapporto con la realtà. Ongakuaw e Lucia Baldini indagano il mistero “dal di dentro”, penetrando al cuore di una tecnologia inanimata ma comunque pulsante. Il flusso di suoni e di immagini prodotti restituiscono un vero e proprio viaggio attraverso i meandri digitali di un universo tecnologico a portata di mano.
Entrate e lasciatevi pervadere dal suono. Le immagini che scorrono accompagneranno il visitatore in un percorso coinvolgente all’interno dei circuiti di un pc, rivelandoci una sorprendente varietà di mondi inesplorati. Le fotografie di Lucia Baldini creano una percezione totalmente appassionante per il visitatore che si trova improvvisamente catapultato di fronte a veri e propri paesaggi digitali, scorci di città virtuali carpite da un futuro prossimo che è già reale.
Lo scenario sonoro realizzato da Ongakuaw ci fa strada in questa esplorazione tessendo suoni registrati direttamente dall’interno del computer, come se fossero tracce di segnali audio provenienti da un luogo remoto. Ongakuaw ci accompagna ad entrare in un’ambiente invaso da sonorità diverse da quelle a cui siamo abituati; dopo un primo momento di straniamento siamo portati naturalmente a riconoscere a poco a poco questi rumori che percepiamo come musica.
L’esperienza che si trae da Spacetime Extensions (Study # 2) è quella di un riconoscimento graduale sia delle fotografie che dei suoni, la percezione di tempo dilatato, sospeso, da cui il visitatore riemerge rinnovato nella sua sensibilità e nell’idea, spesso preconcetta, che siamo soliti avere della tecnologia, qui rivisitata in tutto il suo potenziale poetico.