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RESMI AL KAFAJI
The globe

The Globe di Resmi Al Kafaji si ispira ad una delle forme geometriche più semplici ed elementari, la sfera; al contempo tuttavia tra le più ambigue e insidiose per la moltitudine di significati che può celare. Priva di appigli e di angoli scivola via per finire col fissarsi nell’immaginario dell’osservatore. Il lavoro presentato a La Corte Arte Contemporanea si concentra quindi su questo elemento geometrico e sull’idea di circolarità intrinseca in esso, focalizzandosi, con estrema sensibilità, nei suoi significati più salienti e contrapponendo il suo essere tridimensionale, la sfera, alla sua peculiarità bidimensionale, il cerchio, Resmi crea una connessione armonica tra i vari elementi. Resmi in The Globe pone la sfera al centro di un’analisi accurata: il suo sguardo scava in maniera delicata e sottile all’interno del suo significato e soprattutto erode l’idea che racchiude in sé di moto ininterrotto.
Sfera quindi come emblema del cerchio della vita con il suo susseguirsi di eventi, gioiosi o drammatici, in cui è impossibile determinare il punto fisso di partenza e di arrivo, il volumina temporum di Sant’Agostino che sempre si rincorre: “il tempo non mi pare dunque altro che una estensione, e sarebbe strano che non fosse estensione dell'animo stesso” (Confessiones). Le opere del ciclo The Globe sono permeate da una delicatezza spirituale che si focalizza nella sfera intesa come rappresentazione ideale dell’avvicendarsi ininterrotto del fluire esistenziale.

La sfera, la forma tonda dalla quale ci si nutre dal primo giorno della nascita. La sfera, dove si inizia la vita, dove si finisce. É la nostra terra, sulla quale viviamo di tutto, amore e odio, paura e coraggio, nostalgia, solitudine, sofferenza e felicità, malinconia, guerra, pace e disastri ambientali e umani. Come artista ho cercato di interpretare ciò che succede sulla nostra sfera nel mio modo spirituale.

Resmi Al Kafaji

Resmi Al Kafaji vive e lavora a Firenze e Prato fin dal 1977. Nato a Diywania, Iraq. Si è diplomato all’Istituto di Belle Arti di Bagdad e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ha partecipato a numerose mostre in Iraq fino al 1977, anno in cui si è trasferito in Italia.