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StART point
Accademia in mostra | Accademia in scena
Terza edizione

Giunto alla sua terza edizione, StART point, che ha debuttato a dicembre scorso con un singolare rassegna, Souk a Ex3, e due spettacoli teatrali al Cantiere Florida, è curato da Gianni Pozzi, Susanna Ragionieri, Laura Vecere, Massimo Mattioli e Pier Luigi Tazzi e raccoglie le opere dei giovani artisti della prestigiosa Istituzione fiorentina che si confrontano con alcuni luoghi istituzionali dell'arte contemporanea. La manifestazione, che apre l’Accademia alla città, secondo una formula già adottata gli scorsi anni, si espande sia dentro, sia fuori dagli spazi dell’Accademia. “Il senso di apertura reciproca fra l’Accademia e il territorio – dichiara Giuliana Videtta, Direttrice dell’Accademia –, insieme alla valorizzazione della Scuola di Scenografia, costituisce il tratto caratterizzante di questa edizione che si manifesta attraverso opere progettate per il luogo che le accoglie”. Ad ospitare gli eventi ci saranno, oltre all’Accademia stessa, Palazzo Medici Riccardi e la Facoltà di Architettura, il Museo Pecci di Prato e la Fondazione Lanfranco Baldi di Pelago, la Casa Masaccio di San Giovanni Valdarno e nove gallerie d’arte fiorentine. “La pluralità dei luoghi – osservano i curatori - corrisponde a focalizzazioni multiple sull'attività dell'Accademia e mette in rilievo la capacità plastica di operare su diversi fronti, video, fotografia, scultura, allestimenti, confrontandosi con i contesti e con i differenti orientamenti curatoriali”.

Sulfurea
a cura di Laura Vecere

Il filo tematico che congiunge i lavori di quattro esordienti esposti in galleria, nell’ambito di StARTpoint/Accademia in mostra/2011/2012, sembra intrecciarsi intorno ad un antico legno ritorto da cui tuttavia continuano a germinare nuovi viticci. Fuor di metafora, le domande intorno ai perché primari del mondo e della vita, sono sempre state poste e continuano a porsi soprattutto all’inizio di un percorso e, quello artistico, le porta in luce in modo particolare. Uno spagnolo e tre italiane: Julio Galindo Muñoz, Fatima Messana, Giulia Cara e Alice Di Stella, ne costituiscono un esempio singolare. Al di là delle tecniche impiegate (scultura, video, pittura), i lavori proposti, pongono un medesimo interrogativo interiore modulato con accenti diversi: il gioco,il cipiglio drammatico, il tono smaliziato. Tutti insieme chiedono un medesimo responso,tutti cercano l’indicazione che dia a ciascuno la propria soluzione, a favore o contro una delle parti di una dicotomia lacerante di opposti, polarità impossibili da superare o porre in equilibrio: odio/amore; male/bene; buono/cattivo; vizio/virtù e così via.
In un piccolo “retablo” in ceramica colorata di Julio Galindo Muñoz, la storia a noi familiare, fatta di Vergini Sante e diavoli cornuti, è narrata in modo accesamente popolaresco e personale. Al piccolo retablo fa da “contraltare”, si fa per dire, una scatola che cela nel suo interno un piccolo inferno dai toni drammaticamente allegri. La storia, piuttosto antica, della dipendenza dai vizi è stata illustrata da Giulia Cara, tramite dei “luoghi comuni” tratti dal mondo iconografico di alcune vedette dell’arte contemporanea, per dare un volto alle moderne patologie collettive. Alice Di Stella, invece, soggettivizza il turbamento creato da analoghi malesseri, per divenire lei stessa la protagonista del suo video, enunciando così una condizione psichica vissuta in profondità. L’inquietante figura a mezzo busto dell?uomo dalla testa di capra, realizzato in resina dipinta, da Fatima Messana, accoglie gli ospiti con un interrogativo. La capra è anch’essa un essere duplice,infernale o benefico, a seconda dei contesti e delle forme in cui compare…