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NAMES - Violence is not always visible

Il lavoro fotografico di Fiorella Ilario presentato venerdì 8 gennaio negli spazi de La Corte Arte Contemporanea è il risultato di una ricerca artistica costante e attenta sul delicato ruolo della donna all’interno di una società troppo spesso drammaticamente propensa a una violenza ingiustificata.
Realizzato per la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, NAMES - Violence is not always visible, è l’espressione, attraverso la ripetizione dell’immagine ricorrente di una donna completamente velata, di quanto la figura femminile possa essere ancora oggi occultata e le violenze subite taciute.

I corpi delle donne ritratte nelle dieci immagini fotografiche presentate a La Corte emergono dall’ombra in maniera silenziosa, ma con una potenza dirompente, obbligando chi guarda ad interrogarsi sull’identità dei soggetti raffigurati, così celati e nascosti, sui loro vissuti e sulle loro esperienze.
Capiamo che si tratta di donne da un piccolo dettaglio, appena visibile – una scarpa che emerge dal velo e dall’ombra – ciò fa sì che nella nostra testa riecheggino necessariamente alcune domande: chi sono queste donne? Da dove vengono? Cosa provano? Perché sono coperte?
In realtà, a ben guardare, la figura è sempre la stessa, ripetuta ma leggermente variata, come se si trattasse di una variazione sul tema. I titoli stessi che accompagnano le opere (Untitle one, Untitle two e così via) sottolineano la sua ripetizione, una donna senza volto e senza identità, una tra tante, come purtroppo diviene colei che è colpita dalla violenza, svuotata del suo io per essere identificata solo come una vittima, senza riflettere realmente sull’emotività di chi queste drammatiche esperienze le abbia vissute o le stia vivendo.

Ad aumentare il mistero che circonda questa figura è l’indicazione di un nome femminile (da qui il titolo del progetto) che emerge con brillanti caratteri rossi dall’oscurità da cui è avvolta la donna e il suo velo, lettere scarlatte che come un sottile fil rouge legano tutte le immagini. Personalmente ho trovato questo dettaglio molto sottile, come se fosse un rimando indiretto all’idea che spesso accompagna purtroppo le donne vittime di violenza: l’imputazione di una colpa di cui questa donna si è macchiata per i più e che indirettamente si estende come una macchia d’olio su tutte, un marchio che la e le segna in maniera indelebile.
Quelle di Fiorella Ilario sono fotografie dalla raffinata esecuzione che hanno sull’osservatore un impatto molto forte, imprimendosi indelebilmente nella sua mente.
Le sue immagini rievocano alla memoria, in un dialogo per certi versi antitetico, quelle dell’artista iraniana Shirin Neshat, per la scelta delle modalità con cui sono esplicitati temi analoghi. Entrambe istaurano infatti un dialogo figurativo altamente poetico, capace di scuotere lo spettatore con immagini e muti racconti: divengono così l’espressione concreta, attraverso le immagini, di problematiche spesso drammatiche.
Violenza che si declina quindi in più forme, da quella “urlata” fatta di pura violenza fisica, a quella “silenziosa”, forse ancora più subdola, fatta invece di violenza psicologica e soprusi, ormai incorporate nella nostra società, divenuti luoghi comuni a cui non si presta attenzione. Emblematico quindi il messaggio contenuto nel sottotitolo: Violence is not always visible - La violenza non è sempre visibile.

Alla serata di presentazione di Names hanno partecipato con una serie di interessanti interventi Wanna Del Buono (avvocatessa e tra le fondatrici della Associazione Artemisia), Vittoria Franco (ex Senatrice già Responsabile alle Pari Opportunità) ed Elena Pulcini (Filosofa), contribuendo con le loro considerazioni ad arricchire l’incontro con alcuni necessari spunti di riflessione su un tema così delicato come quello della violenza sulle donne.

Carolina Orlandini